mercoledì 29 settembre 2010

Qualche riflessione su... macro e fotonatura

L'amico Franco, che ringrazio, mi ha dato l'opportunità di ripetermi riguardo quello che io attribuisco al "fotografare".
In occasione di un incontro didattico sulla macrofotografia che si terrà al circolo fotografico ho espresso serenamente la mia opinione su questo campo.
Ultimamente le mie immagini preferite (deformazione di... geometra?) sono quelle di architettura, particolari, luoghi e (un po' meno) paesaggistica.
La macro-natura, iniziata con le lenti agg. sulla vecchia S2is e sviluppata anche grazie al positivo test/prova del 100Canon (di Franco), è stata quella che mi ha aperto le porte alla fotografia del mondo "non visto"; ma vuoi per le MIE difficoltà oggettive (obiettivi dedicati, MF supeprecisa, soggetti spesso in movimento, pessima/svogliata conoscenza dei soggetti interessati...) vuoi per la mia altalenante sensibilità verso tali soggetti non trovo, attualmente, un "interesse morboso" come per gli altri campi.
Ciò non significa che la trascurerò; parteciperò volentieri all'incontro didattico di giovedì e/o spedizioni dedicate, però, attualmente, la "mia sensibilità" mi porta verso altre strade fotografiche che mi fanno avvertire vibrazioni nuove
.

 
Un carissimo saluto,
peter

5 commenti:

  1. Quando dico che la fotografia deve essere a 360° è anche per poter capire quale sarà l'interesse principale. Comunque tutto è conoscenza, cultura, o, forse, un grosso limite. Personalmente so fare un po’ di tutto ma non sono specializzato in niente

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  2. Potrei essere anche d'accordo sui 360° ma io, alunno dell'ultimo banco, rischierei il... capogiro e di non sapere più quello che devo comunicare.
    Si arriva in certi momenti della nostra passione fotografica ( :-) ) a delle scelte che toccano profondamente il tuo modo di vedere (=fotografare)
    ... non so come spiegarmi.... le foto di farfalle/fiori, quelle/i riprese a distanza ravvicinata, diventano interessanti soprattutto per la tecnica fotografica (soggetto particolare, nitidezza-nitidezza e ancora nitidezza, inquadratura, collocazione, sfondo...) e solo dopo si potrebbe intravedere (per gli esperti che sanno leggere) un messaggio particolare. Sono stupendissime immagini ma, io - ripeto io, le vedo piu che altro da un punto di vista didattico-scientifico. Al Truciolo il n. delle foto natura ha subìto un calo rispetto al passato e allora, come disse un Fotografo (quello... con la bandana) in una manifestazione passata, in questo settore occorre una ventata nuova con immagini molto particolari e, aggiungerei se volete passarmi il termine, strane.
    La foto, per me, è SOPRATTUTTO emozione profonda. Con le foto di questi ultimi mesi fatte di forme, geometrie, linee, prospettive, ecc.... TENTO di trasmettere una sensazione particolare (gioia, tristezza, rigore, serietà, atmosfera, ...), VORREI TENTARE di portare il lettore ad osservare meglio un qcosa di comune che normalmente sfugge ma, poi, visto staticamente con calma su carta/telo per diapositive, DOVREBBE indurlo ad isolarsi per pochi secondi a pensare.... e per far questo, per fortuna (?), la tecnica passa in secondo piano. D'accordissimo con Nicola quando dice che questi critici fotografici, oggi, dovrebbero cominciare a "dimenticarsi" che in un'immagine non esiste solo ed esclusivamente la Tecnica.
    Sono un pò gli stessi concetti che esposi nel post "Qualche riflessione..." e che, perdonatemi, mi fa piacere ribadire qui.

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  3. Completamente daccordo!

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  4. Sono appena rientrato da una settimana di ferie e trovo questo articolo sul mondo "macro". Direi però che ciò che viene detto non è limitativo (solo "macro") ma anzi abbraccia tutto il mondo "fotografia", mondo dalle innumerevoli e, probabilmente, "infinite" sfaccettature che si espande in mille direzioni grazie alle molte variabili di cui è composto, aumentate dalle continue contaminazioni artistiche che subisce e provoca.
    Per mia opinione personale la fotografia dovrebbe prima piacere a chi la scatta e poi a chi la guarda e questo determina che la scelta del soggetto è del fotografo. In pratica si dovrebbe fotografare quello che ci piace! Sembra un concetto banale ma forse non troppo. Di norma lo scatto viene provocato dalla visione di un soggetto (nel senso più ampio del termine) ritenuto interessante, quindi entra in gioco la “soggettività” di chi scatta, cioè la scelta di cosa fotografare viene indotta dalla nostra esperienza, dalle nostre passioni, dai nostri hobby, dai nostri interessi, dalla nostra curiosità, da quello che ci fa provare quella visione, ecc. Quindi il soggetto viene scelto in base alla personalità del fotografo. Un fotografo può avere mille interessi e quindi piacergli mille soggetti completamente diversi tra loro (macro, paesaggi, ritratti, geometrie, ecc.), ma comunque ogni soggetto fotografato rientrerà nella sfera dei propri interessi. Da qui penso che sia difficile, se non impossibile, fotografare quello che non ci da emozione alla vista.

    Piero dice che fotografa cercando di “trasmettere emozione”, di “portare il lettore ad osservare meglio una cosa che normalmente sfugge” e che per far questo “la tecnica passa in secondo piano”. Avendo visto le foto di Piero posso dire che spesso centra lo scopo che si è prefissato, cioè le sue foto “trasmettono”, però non mi sembrano prive di tecnica, nel senso che hanno il fuoco nel punto giusto, hanno linee che accompagnano il lettore nella visione dell'immagine, hanno buone prospettive, ecc.. Quindi, secondo me, ritornando a quanto dicevo all'inizio, la bella immagine non è mai data da un solo fattore ma è la sommatoria di tante cose che rendono, proprio per questo, così affascinante e difficile il mondo della fotografia.

    Far capire agli altri il motivo che ci ha spinto a fotografare quel soggetto è sicuramente una delle cose più difficili della fotografia, ed una buona tecnica (scegliere la composizione, la messa a fuoco, l'esposizione, il cromatismo, la luce, ecc.), aiuta molto, specialmente quando il soggetto non è così interessante da far passare in secondo piano la tecnica. A esempio la foto di un leone che mangia una gazzella deve avere qualcosa di speciale altrimenti è banale, mentre il contrario sarebbe interessante anche se sfuocata!!!
    Ciao

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  5. GRAZIE Max e bentornato! Sentivo la mancanza delle tue riflessioni... dove non arriva luce.
    I tuoi commenti sono da "dietro la cattedra" e potrebbe essere un'idea, una sera, quella di lasciare a casa le ns foto, e intavolare una discussione su "La fotografia: un attimo eterno o un ricordo?" Sarebbe stimolante che anche gli altri (iporiflessivi) sentissero le tue parole ed esprimersi a loro volta.

    Grazie anche per la segnalazione del libro di Angelica che conoscevo già proprio per le sue... Immagini Parlanti. Ho visitato anche il suo sito/portfolio.

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