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sabato 1 gennaio 2011

Usciamo... fotograficamente.

Cari amici e lettori il Nuovo Anno è cominciato! ...speriamo sia un anno positivo, costruttivo, prodigo di autentica serenità e di... buona Luce :-)) .

Come inizio... costruttivo riporto una riflessione dell'amico Giacomo riguardo le uscite fotografiche:
"L’ultima uscita proposta da Franco e Alice è senz’altro interessante, ma come concetto è legata a quello tradizionale: “si va a fotografare cose belle e fotogeniche”.
 Beninteso io sono il primo a fotografare le cose belle e fotogeniche, ma dal punto di vista “didattico” e diciamo anche “artistico” ho detto molte volte e lo ripeto che un vero fotografo è quello che trova e valorizza il bello in tutto, anche e specialmente dove il bello non c’è.
 Invece troppo spesso i fotografi fanno il contrario: vanno in posti ESOTICI, e BELLI apposta per fare delle belle foto ruffiane...
ANZI a volte scelgono posti socialmente orribili come le bidonville, e i quartieri poveri ma molto fotogenici (e ruffiani).
 Molte volte mi avrete sentito dire questo discorso, ma lo rifaccio: Secondo me è troppo facile fare delle belle foto in cima alle Ande o in un quartiere di Bombay .
 Cosa voglio dire? ...Voglio dire che per noi amatori fare delle uscite sempre su dei bei monumenti e paesaggi ameni non insegna tutto!
  una bella uscita costruttiva dovrebbe essere intorno ad un soggetto apparentemente poco interessante, non eccessivamente bello o addirittura “sciapo”.
L’ho detto molte volte: diamo un soggetto del genere unico a tutti da interpretare in un tempo massimo (un mese) per esempio: “Il Quartiere Porta a Mare di Pisa”, “il quartiere del CEPi” Oppure: La “Zona Industriale di Cisanello” ... “la fornace di Campo” ... insomma roba bruttina ce ne è a giro!
 Così poi ci confrontiamo su come ognuno di noi ha interpretato la stessa cosa, ma soprattuto come siamo riusciti ognuno a tirare fuori il bello dal brutto. (...)
 
 Condivido in gran parte  il pensiero di Giacomo ma non sarei così troppo "misero". E' vero, una foto artisticamente ben fatta ad un brutto soggetto (lo definerei "tremendamente normale") può farlo rivivere ed apprezzare, ma potrebbe diventare un gesto un po' semplicistico; è relativamente più facile rendere bello ciò che "bello" non appare. Credo che l'autentica sensazione che ogni fotografo potenzialmente possiede, deve uscire anche nella bellezza... una foto ad un monumento famoso tecnicamente (=freddamente)  ben costruita è una foto "normalmente bella" per la stragrande platea di "lettori" ma potrebbe lasciare impassibili coloro che maneggiano da un po' di tempo la fotocamera ANCHE per fermare un attimo di eternità.
Le uscite fotografiche, secondo il mio modesto parere, debbono essere ben accolte e, in particolare , - come ho specificato nella risposta mail - l'uscita proposta  da Alice e Franco è una buonissima idea  che potrebbe stimolare la creatività recondita. Fissare quelle costruzioni di luce su antiche superfici può portare il nostro occhio/mirino (e non solo) a pensare l'inquadratura in un modo che è solo nostro  e  conseguentemente ci permetterà di rivestire la nostra figura mentale/fotografica con un nuovo bagliore di "originale bellezza" cosi' da  non portare a casa un'immagine "normalmente bella".
Naturalmente, per quanto mi riguarda, queste opinioni le affibbio anche alle "foto esotiche" o a scatti in siti fuori dai confini normali... mi lascia indifferente la foto di una baraccopoli brasiliana o di una popolazione di terremotati se dentro le immagini non c'è il "cuore" dell'autore (a meno che non sia solo ed esclusivamente una fotoservizio-documentario dove è importante "io c'ero") .

mercoledì 29 settembre 2010

Qualche riflessione su... macro e fotonatura

L'amico Franco, che ringrazio, mi ha dato l'opportunità di ripetermi riguardo quello che io attribuisco al "fotografare".
In occasione di un incontro didattico sulla macrofotografia che si terrà al circolo fotografico ho espresso serenamente la mia opinione su questo campo.
Ultimamente le mie immagini preferite (deformazione di... geometra?) sono quelle di architettura, particolari, luoghi e (un po' meno) paesaggistica.
La macro-natura, iniziata con le lenti agg. sulla vecchia S2is e sviluppata anche grazie al positivo test/prova del 100Canon (di Franco), è stata quella che mi ha aperto le porte alla fotografia del mondo "non visto"; ma vuoi per le MIE difficoltà oggettive (obiettivi dedicati, MF supeprecisa, soggetti spesso in movimento, pessima/svogliata conoscenza dei soggetti interessati...) vuoi per la mia altalenante sensibilità verso tali soggetti non trovo, attualmente, un "interesse morboso" come per gli altri campi.
Ciò non significa che la trascurerò; parteciperò volentieri all'incontro didattico di giovedì e/o spedizioni dedicate, però, attualmente, la "mia sensibilità" mi porta verso altre strade fotografiche che mi fanno avvertire vibrazioni nuove
.

 
Un carissimo saluto,
peter

venerdì 14 maggio 2010

Qualche riflessione...

Ricevo dall'amico Max il seguente commento:
"..come insegnano tra gli altri Gide ("l'importanza sia nel tuo sguardo, non nella cosa guardata") e Proust ("non l'andare verso nuovi paesaggi, ma l'avere occhi diversi"), lo sguardo è – quasi – tutto: il modo di porsi e rapportarsi alla realtà, di ritagliare la propria visione (parlando di immagini) in mezzo alle infinite maniere possibili di guardare il mondo, cercando di porre sullo stesso asse, per citare Cartier-Bresson, occhi, mente e cuore..."
beh... che dire... ? pensieri che condivido pienamente e che VORREI diventassero i miei traguardi fotografici riassunti in uno slogan: vedere il "non visto".
Il mondo che ci circonda è percorso in fretta tutti i giorni e riempito di  insignificante semplicità (=banalità) che, davanti a noi appare superflua e tremendamente normale. VORREI che "l'insignificante", la "normalità trascurata" assumessero nuovo vigore visivo mediante una loro collocazione unica, ragionata ma soprattutto elaborata dentro.
La tecnica fotografica è di fondamentale importanza ma, secondo il mio insignificante parere, le emozioni che provi prima di portare la macchina agli occhi, mentre rinchiudi la tua scena in quel quadratino e poi, al termine, quando la rivivi nella tranquillità della tua stanza/mondo, sono di un valore che oltrepassa il puro ragionamento tecnico-analitico.
E allora... la visione (lettura?) di un'immagine non deve bloccarsi solo sui valori di diaframma, fuoco, tempi ma deve comprendere altri aspetti non di secondaria importanza: il colpo d'occhio,  il peso del soggetto ma, sopratutto, l'atmosfera entro la quale l'autore vuole serenamente condurti facendo ricorso, se necessario, anche a idee più/meno creative... occhi, mente e cuore...
Questo è un mio opinabile giudizio; se ci sono commenti o altre contro-riflessioni...


Grazie Max per avermi dato l'occasione di pensare fotograficamente in queste poche righe.